Quadreria Fondazione CARIFE ➔ San Pietro Piangente

Dipinto

Identifier:
496
La tela fu già catalogata come copia di Guido Reni, indi, constatate le consonanze con il san Giuseppe del Museo Civico di Pesaro (Giovannucci Vigi 1984), registrata come opera di ambito di Simone Cantarini. In altra sede (Bentini 1984) è stata avanzata una ipotesi più provinciale, vicina ai modi tardo-guercineschi, del reggiano Paolo Emilio Besenzi. Un'analisi più attenta della conduzione pittorica e di tutto l'impianto della composizione, assai discontinuo e con cadute qualitative vistose nelle quinte architettoniche di inquadramento della figura dell'Apostolo, conduce ad alcune considerazioni di carattere stilistico ed attributivo, in rettifica di quanto a suo tempo ipotizzato. La tela originale (ormai solo visibile dal fronte, dopo il rifodero degli anni Sessanta), è ascrivibile con buon margine di sicurezza al XIX secolo: la pennellata, ora insistita e filamentosa, ora nettissima, definisce i contorni e le volumetrie senza unitarietà alcuna; la scritta con data 1640, leggibile entro il cartiglio alla base della cattedra, inosospettisce maggiormente sull'opera. La presenza di San Pietro piangente di identica fattura appeso al fondo del coro della chiesa di San Pietro di Cento, opera del CAndi eseguita nel 1845, al momento della ristrutturazione dell'interno dell'edificio voluta dal padre Bonaventura Boni della Porretta, rilancia l'ipotesi che possa trattarsi di una replica di quella. L'asserzione dell'Atti, nella guida di Cento, che l'opera del Candi sia una copia di una quadro analogo soggetto al Garofalo esistente all'epoca in Ferrara, è ancora tutta da dimostrare (G.Atti, Sunto storico della città di Cento, Cento 1857, p.85). La figura pare peraltro rispecchiare, per volumetria e gestualità, la retorica postcarresca. Quanto ad esemplari iconografici seicenteschi di grande fortuna, piuttosto che al Reni, sembra di poter accostare l'opera a san Pietro Penitente del Guercino oggi alla galleria Nazionale di Edimburgo, datato 1639 e dipinto per il cardinale Rocci, legato di Ferrara (S. Salerno, I dipinti del Guercino, Roma 1988, p.264; Guercino in Britania, catalogo della mostra, a cura di M. Helston e F. Rassell, Londra 1981, p.48). La positura del Santo e il volto rigato di lacrime rivolto al cielo, pur su di uno sfondo diverso, si registrano anche nell'esemplare assegnato a Carlo Dolci della Bob Jones University di Greenville. Il problema resta dunque aperto per quanto concerne il riconoscimento della committenza e la acquisizione originaria dell'opera all'interno delle collezioni ferraresi. Quanto alla realizzazione, essa sembra attestarsi quale episodio, certo non isolato, di falso ottocentesco. È noto del resto il clima culturale ferrarese della prima metà del XIX secolo il fiorire della locale scuola dei copisti di carattere, avvezzi alla sostituzione degli originali secondo un preciso metro di salvaguardia a fini museografici dei dipinti antichi in pericolo di consunzione.; La tela fu già catalogata come copia di Guido Reni, indi, constatate le consonanze con il san Giuseppe del Museo Civico di Pesaro (Giovannucci Vigi 1984), registrata come opera di ambito di Simone Cantarini. In altra sede (Bentini 1984) è stata avanzata una ipotesi più provinciale, vicina ai modi tardo-guercineschi, del reggiano Paolo Emilio Besenzi. Un'analisi più attenta della conduzione pittorica e di tutto l'impianto della composizione, assai discontinuo e con cadute qualitative vistose nelle quinte architettoniche di inquadramento della figura dell'Apostolo, conduce ad alcune considerazioni di carattere stilistico ed attributivo, in rettifica di quanto a suo tempo ipotizzato. La tela originale (ormai solo visibile dal fronte, dopo il rifodero degli anni Sessanta), è ascrivibile con buon margine di sicurezza al XIX secolo: la pennellata, ora insistita e filamentosa, ora nettissima, definisce i contorni e le volumetrie senza unitarietà alcuna; la scritta con data 1640, leggibile entro il cartiglio alla base della cattedra, inosospettisce maggiormente sull'opera. La presenza di San Pietro piangente di identica fattura appeso al fondo del coro della chiesa di San Pietro di Cento, opera del CAndi eseguita nel 1845, al momento della ristrutturazione dell'interno dell'edificio voluta dal padre Bonaventura Boni della Porretta, rilancia l'ipotesi che possa trattarsi di una replica di quella. L'asserzione dell'Atti, nella guida di Cento, che l'opera del Candi sia una copia di una quadro analogo soggetto al Garofalo esistente all'epoca in Ferrara, è ancora tutta da dimostrare (G.Atti, Sunto storico della città di Cento, Cento 1857, p.85). La figura pare peraltro rispecchiare, per volumetria e gestualità, la retorica postcarresca. Quanto ad esemplari iconografici seicenteschi di grande fortuna, piuttosto che al Reni, sembra di poter accostare l'opera a san Pietro Penitente del Guercino oggi alla galleria Nazionale di Edimburgo, datato 1639 e dipinto per il cardinale Rocci, legato di Ferrara (S. Salerno, I dipinti del Guercino, Roma 1988, p.264; Guercino in Britania, catalogo della mostra, a cura di M. Helston e F. Rassell, Londra 1981, p.48). La positura del Santo e il volto rigato di lacrime rivolto al cielo, pur su di uno sfondo diverso, si registrano anche nell'esemplare assegnato a Carlo Dolci della Bob Jones University di Greenville. Il problema resta dunque aperto per quanto concerne il riconoscimento della committenza e la acquisizione originaria dell'opera all'interno delle collezioni ferraresi. Quanto alla realizzazione, essa sembra attestarsi quale episodio, certo non isolato, di falso ottocentesco. È noto del resto il clima culturale ferrarese della prima metà del XIX secolo il fiorire della locale scuola dei copisti di carattere, avvezzi alla sostituzione degli originali secondo un preciso metro di salvaguardia a fini museografici dei dipinti antichi in pericolo di consunzione.;a cura di J.Bentini, La pinacoteca nazionale di Ferrara, catalogo generale. Nuova Alfa Editoriale, Bologna, 1992.
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