La ricollocazione del coro ligneo di San Cristoforo alla Certosa

Ricollocazione_Coro_San_CristoforoLa chiesa di San Cristoforo alla Certosa, dopo l’ultimazione nel settembre 2007 dell’importante cantiere di restauro che l’ha restituita al pubblico nel suo splendore, ha visto recentemente un nuovo rilevante contributo al ripristino della sua integrità. Alla fine dello scorso giugno ha preso il via il complesso lavoro di rialloggiamento del coro ligneo che decorava l’abside della chiesa. L’insieme, restaurato nel prestigioso laboratorio di Andrea Fedeli a Firenze, è protagonista del “cantiere didattico” che il 30 luglio 2009 è stato presentato alla stampa.
Dopo lo smontaggio avvenuto a seguito dei gravi danni subiti per il crollo della copertura absidale provocata da un bombardamento nel 1944, il monumentale coro rinascimentale a tarsie prospettiche rientra finalmente a San Cristoforo, proseguendo pertanto la ricollocazione delle opere d’arte e degli arredi della chiesa certosina riconsegnata definitivamente alla città grazie al finanziamento della Fondazione Carife e la cura dei Musei Civici d’Arte Antica, in collaborazione con il Settore Attività Culturali e la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Bologna.

Il danno causato dagli avvenimenti bellici dell’ultimo conflitto mondiale è solo l’ultimo in ordine di tempo. Il lungo degrado della chiesa agostiniana di Sant’Andrea, per la quale era stato costruito il coro, comincia con la soppressione del convento che viene definitivamente demolito nel 1824, mentre già dalla metà dell’Ottocento la chiesa viene impropriamente utilizzata quale alloggio e deposito militare, sino alla  totale chiusura al culto avvenuta nel 1886 quando, per timore di crolli, si dà corso al trasferimento del ricco patrimonio presso la Pinacoteca civica. Siccome contestualmente lo stato di conservazione dell’antico e originario coro di San Cristoforo si presentava irrecuperabile, le autorità locali dal 1875 valutarono l’opportunità di smontare il coro intarsiato di Sant’Andrea, che rischiava di andare perduto, per sistemarlo nell’abside del tempio certosino, come documenta la targa del 1897 apposta nell’abside che attribuisce peraltro il prezioso coro a Pietro Riccardi dalle Lanze.
Gli studi più recenti però rilevano una forte affinità con l’opera di maestranze lendinaresi, ed in particolare con la produzione di Pietro Antonio degli Abbati, proponendo come data di realizzazione l’ultimo decennio del XV secolo.
A seguito dei danni provocati dalle bombe il coro viene smontato, smembrato e ricoverato in gran parte in frantumi in un deposito all’interno della Certosa dove rimarrà sino agli Settanta quando, fra il 1976 al 1979, vengono restaurati quattro stalli interi e undici pannelli prospettici, mentre il rimanente resta conservato presso il laboratorio di Restauro Andrea Fedeli di Firenze. Solo con il grande progetto di recupero architettonico e di restauro del ricchissimo patrimonio mobile, il laboratorio fiorentino nel 2007 riprende il ripristino conservativo dei rimanenti stalli.
Con l’ausilio dei rilievi realizzati nel corso dell’intervento di restauro abbiamo la conferma che il montaggio ottocentesco nel catino absidale di San Cristoforo è stato eseguito in modo approssimativo, tralasciando l’aspetto filologico e snaturando l’originario assetto quattrocentesco. Anche il numero degli stalli risulta minore rispetto a quelli originariamente presenti in Sant’Andrea, infatti attualmente esistono 29 pannelli intarsiati, di cui 17 con prospettiva rivolta a sinistra e 12 con prospettiva a destra, ragione per cui si può ipotizzare che in precedenza gli stalli prospettici fossero almeno 35 , 17 per lato e 1 centrale con l’effige di Sant’Andrea.
Purtroppo non esistono materiali documentari che attestino in modo inconfutabile lo stato di fatto originario del coro, mentre sono presenti fotografie novecentesche che testimoniano con precisione l’assetto assunto dal coro collocato in San Cristoforo. E’ risultato pertanto corretto attenersi a quei documenti, unici fondamenti certi che da una parte evitano di azzardare ipotesi quattrocentesche di dubbia credibilità, dall’altra attestano con precisione il punto di vista ottocentesco per un coro che, pur essendo stato creato per la chiesa di Sant’Andrea, a partire dal 1875 diviene a pieno titolo del tempio di San Cristoforo alla Certosa.
Attualmente chi si reca in San Cristoforo può vedere riposizionata una parte del coro, quella che aderisce all’abside, che verrà completata ad ottobre con gli stalli mancanti, compresi quelli del secondo ordine. A quella data prenderà il via la fase di “accompagnamento” delle integrazioni, ovvero si procederà a rendere cromaticamente omogenee le parti risarcite con quelle originali, pur rendendole riconoscibili tramite un’apposita punzonatura.
Per rendere comprensibili anche al pubblico questi delicati momenti si è voluto dare una dimensione didattica al cantiere, rendendolo fruibile al pubblico. Si è infatti pensato di organizzare in autunno delle visite guidate per illustrare al meglio la complessità delle tecniche di restauro che, coadiuvate dal recupero di antiche tecniche artigianali, hanno reso possibile la creazione ex-novo di elaborati intarsi da integrare agli originali, anche grazie al costante ausilio dei criteri filologici che hanno determinato le scelte dei curatori del restauro. La Fondazione Carife sta inoltre sostenendo la realizzazione di materiale didattico da collocare in prossimità del cantiere, affinché chiunque visiti la chiesa possa essere messo in condizione di comprendere appieno il recupero che si sta attuando.